Differenze di genere nell’assistenza sanitaria SSN attraverso un ampio database di dati amministrativi

Autore: Silvia Calabria, Fondazione ReS (Ricerca e Salute), Roma

calabria@fondazioneres.it

Leonardo Dondi, Fondazione ReS (Ricerca e Salute); Letizia Dondi, Fondazione ReS (Ricerca e Salute); Irene Dell’anno, Fondazione ReS (Ricerca e Salute); Giulia Ronconi, Fondazione ReS (Ricerca e Salute); Carlo Piccinni, Fondazione ReS (Ricerca e Salute); Immacolata Esposito, Drugs & Health Srl; Alice Addesi, Drugs & Health Srl; Aldo Pietro Maggioni, ANMCO Research Center Heart Care Foundation, Fondazione ReS (Ricerca e Salute); Nello Martini, Fondazione ReS (Ricerca e Salute).

Categora Primaria: Epidemiologia di genere

Categora Secondaria: Sistemi informativi

INTRODUZIONE. Le differenze di genere nell’assistenza sanitaria sono riconosciute internazionalmente e a livello istituzionale. Queste possono essere dovute alla combinazione tra genere, fattori socio-economici (per es. zona geografica di residenza e/o di origine, reddito) e bias di selezione negli studi clinici che includono maggiormente maschi.

OBIETTIVI. L’analisi ha verificato il consumo di risorse sanitarie nei due sessi, in relazione alla presenza di patologie croniche, dal punto di vista del Servizio Sanitario Nazionale (SSN).

METODI. Il database di Fondazione ReS (Ricerca e Salute) raccoglie annualmente e analizza, in modo aggregato e anonimizzato alla fonte sulla base di specifiche convenzioni con alcune Regioni e Aziende Sanitarie Locali, i dati amministrativi che queste inviano periodicamente al Ministero della Salute. A partire da circa 5 milioni di assistibili per l’anno 2019, sono state analizzate le popolazioni maschile (M) e femminile (F) per età, numero di patologie croniche (62 patologie individuate da specifici algoritmi) e ricorso all’assistenza e cura a carico del SSN (farmaci – codici ATC; ospedalizzazioni ordinarie/giornaliere/pronto soccorso – codici ICD-9-CM; prestazioni specialistiche ambulatoriali – nomenclatore nazionale in vigore).

RISULTATI. Nel 2019, più della metà dei M e delle F hanno 0 cronicità. Con l’aumento del numero di patologie le quote si riducono (M 25,4% vs F 31,3% con 1-2 cronicità; M 9,1% vs F 9,9% con 3-4 cronicità), mostrando, comunque, percentuali maggiori di M vs F nelle categorie estreme (59,8% vs 54,4% con 0 cronicità e 5,7% vs 4,4% con ≥5 cronicità). Le cronicità più rappresentate tra i M sono cardiovascolari, metaboliche e respiratorie (BPCO), mentre tra le F tiroidee e oncologiche. Le F hanno un’età media leggermente maggiore dei M per tutte le categorie di cronicità. Nei M con ≥1 cronicità le ospedalizzazioni sono complessivamente più frequenti (vs F) e crescono all’aumentare delle patologie (per es. 15,5% vs 18,6% con 3-4 patologie; 33,8% vs 37,2% con ≥5 patologie). Il ricorso alle prestazioni specialistiche ambulatoriali è maggiore nelle F vs M (40,6% vs 29,7% con 0 cronicità; 74,9% vs 65,3% con 1-2 cronicità); il gap si riduce con l’aumento delle cronicità (89,6% vs 85,2% con 3-4 cronicità; 93,8% vs 92,2% con ≥5 cronicità). Le F accedono maggiormente ai farmaci rimborsati dal SSN in assenza di cronicità; il gap si riduce con l’aumento delle patologie, fino a invertire la tendenza per i farmaci cardiovascolari, dermatologici, ematopoietici e genito-urinari/ormoni sessuali.

CONCLUSIONI. Le analisi mostrano che i M con meno cronicità accedono al SSN meno frequentemente rispetto alle F che, in generale, si riferiscono di più a specialistica ambulatoriale e farmaceutica. Occorre tenere in considerazione la differenza di bisogno assistenziale tra i due sessi anche in fase di programmazione dell’assistenza per un’allocazione appropriata delle risorse.