Autore: Lucia Fazzo, Dipartimento Ambiente e salute, Istituto Superiore di Sanità; WHO Collaborating Centre for Environmental Health in Contaminated Sites
lucia.fazzo@iss.it
Edoardo Miotto, Dipartimento di Medicina, Università di Udine; Anna Maria Tartaglione, Centro delle Scienze comportamentali e salute mentale, Istituto Superiore di Sanità; Amerigo Zona, Dipartimento Ambiente e salute, Istituto Superiore di Sanità; WHO Collaborating Centre for Environmental Health in Contaminated Sites; Alessandra Ceccarini, Servizio Conoscenza scientifica, Istituto Superiore di Sanità; Sabrina Rossi, Dipartimento Ambiente e Salute, Istituto Superiore di Sanità; Laura Ricceri, Centro delle Scienze comportamentali e salute umana, Istituto Superiore di Sanità; Ivano Iavarone, Dipartimento Ambiente e salute, Istituto Superiore di Sanità; WHO Collaborating Centre for Environmental Health in Contaminated Sites
Categoria Primaria: Ambiente e salute
Categoria Secondaria: Salute mentale
Introduzione. I disturbi neurocomportamentali nell’infanzia sono in crescita a livello mondiale e l’esposizione a contaminanti ambientali è indicata tra i possibili fattori di rischio. La residenza in prossimità di siti di smaltimento non controllato di rifiuti pericolosi, presenti in Paesi industrializzati e in aumento in quelli a medio-basso reddito, è un possibile determinante per specifiche patologie nella popolazione generale, anomalie congenite ed esiti riproduttivi avversi. L’OMS raccomanda di focalizzare l’attenzione anche sui possibili effetti neurocomportamentali nei bambini.
Obiettivi. Revisione sistematica della letteratura sull’associazione tra residenza (inclusa quella pre-natale) in prossimità di siti di smaltimento non controllato di rifiuti pericolosi e alterazioni neurocomportamentali nei bambini.
Metodi. Sono state seguite le indicazioni della Navigation Guide dell’USEPA. Gli studi inerenti all’ipotesi in studio, caratterizzati in termini di Popolazione-Esposizione-Comparatori-Outcomes (PECO), sono stati selezionati da Medline, Embase e dai siti web delle principali Agenzie internazionali. Il rischio di bias è stato valutato applicando le scale NewCastle Ottawa e Amstar2. In base alla qualità degli studi e alla loro concordanza, l’evidenza è stata graduata in sufficiente/limitata/inadeguata.
Risultati. Sono stati selezionati 9 dei 75 articoli emersi dalla ricerca. Agenzie internazionali riportano possibili effetti sul neurosviluppo di singole sostanze chimiche, alcune potenzialmente rilasciate da rifiuti pericolosi. L’evidenza d’associazione è stata valutata limitata per alterazioni cognitive e comportamentali; inadeguata per i disturbi dello spettro autistico. Per i siti di rifiuti che emettono piombo l’evidenza è stata giudicata sufficiente per alterazioni cognitive.
Conclusioni. La residenza in prossimità di siti di smaltimento non controllato di rifiuti pericolosi emerge come possibile determinante dei disturbi neurocomportamentali infantili studiati. Si evidenzia la necessità in queste aree di una sorveglianza epidemiologica, che includa questi esiti, e di proseguire la ricerca in tale ambito. Nel contempo, vanno implementate politiche per un’idonea gestione dei rifiuti pericolosi a livello globale, secondo gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo sostenibile.