Autore: Sara Maio, Istituto di Fisiologia Clinica, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Pisa
saramaio@ifc.cnr.it
Giuseppe Sarno, Istituto di Fisiologia Clinica, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Pisa; Anna Angino, Istituto di Fisiologia Clinica, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Pisa; Ilaria Stanisci, Istituto di Fisiologia Clinica, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Pisa; Sofia Tagliaferro, Istituto di Fisiologia Clinica, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Pisa; Giovanni Viegi, Istituto di Fisiologia Clinica, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Pisa; Carolina Mensi, SC Medicina del Lavoro, Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, Milano; Lucia Miligi, S.S. Epidemiologia dell’Ambiente e del Lavoro, Istituto per lo studio, la prevenzione e la rete oncologica (ISPRO), Firenze; Stefania Massari, Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale, Istituto nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro (INAIL), Roma; Claudio Gariazzo, Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale, Istituto nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro (INAIL), Roma; Annibale Biggeri, Dipartimento di Scienze Cardio-Toraco-Vascolari e Sanità Pubblica-Università di Padova, Padova; Dolores Catelan, Dipartimento di Scienze Cardio-Toraco-Vascolari e Sanità Pubblica-Università di Padova, Padova; Sandra Baldacci, Istituto di Fisiologia Clinica, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Pisa.
Categoria Primaria: Epidemiologia occupazionale
Introduzione: comprendere la relazione fra esposizione professionale e malattie potenzialmente correlate al lavoro è un tema di elevato interesse per la salute pubblica. Tuttavia, i dati provenienti da registri o archivi sanitari spesso mancano di informazioni sull’attività lavorativa e su potenziali confondenti. Le indagini epidemiologiche analitiche condotte su campioni di popolazione generale permettono di superare tale limite.
Obiettivi: valutare l’eventuale associazione tra settori lavorativi e malattie respiratorie e tumori in un campione di popolazione generale.
Metodi: nel 1991-93 sono stati investigati 2122 lavoratori/ex lavoratori, componenti del campione di popolazione generale residente nell’area urbana/suburbana di Pisa/Cascina (Toscana). Informazioni sullo stato di salute, sul settore lavorativo e sui fattori di rischio individuali sono state raccolte mediante un questionario. Ricoveri per tumore erano disponibili per il periodo 1997-2011. Sono stati considerati come esposti i soggetti che avevano lavorato per almeno 3 mesi in uno dei seguenti settori: agricoltura/industria molitoria (11.8%), industria mineraria/cave pietra etc. (7.7%), fonderia/saldatura (2.6%), industria tessile/smerigliatura (7.5%), industria del legno (6.8%), industria meccanica (10.0%), industria chimica/vernici (4.5%), industria calzature (3.8%). Per ciascun settore, i controlli sono rappresentati da coloro che non avevano lavorato in quello specifico settore. Le relazioni tra tumori e settori lavorativi sono state valutate utilizzando la regressione logistica multinomiale con modelli sia grezzi sia aggiustati per sesso, età, istruzione, abitudine al fumo, fumo passivo, consumo di alcol, tipo di combustibile per cucinare/riscaldarsi, esposizione ad inquinanti vicino all’abitazione, zona di residenza.
I risultati sono riportati come Odds Ratio (OR) e intervallo di confidenza al 95% (95 IC). Le analisi sono state condotte nell’ambito del progetto BEST realizzato con il contributo finanziario dell’INAIL (contratto ID 56/2022). Risultati: le analisi logistiche multivariate hanno mostrato associazioni fra: industria mineraria e tumore al polmone/pleura (OR 2.64, IC 95% 1.23-5.66) e alla vescica (2.31, 0.94-5.70); industria meccanica e tumore al polmone/pleura (OR 2.39 IC 95% 1.10-5.19) e tumore maligno della pelle (OR 2.59, IC 95% 1.19-5.63).
Conclusioni: l’utilizzo di dati provenienti da indagini epidemiologiche analitiche ha consentito una valutazione più precisa ed approfondita degli effetti del settore lavorativo (proxy di esposizione occupazionale) sugli esiti sanitari, tenendo conto anche di informazioni sui fattori di rischio legati agli stili di vita, all’ambiente domestico e all’ambiente esterno, facendo emergere una maggiore probabilità di tumore nei lavoratori delle industrie mineraria e meccanica.