CORRELATI PSICOSOCIALI DEL DOLORE CRONICO IN ITALIA

Autore: Alice Maraschini, Istituto Superiore di Sanità
alice.maraschini@iss.it
Giada Minelli, Istituto Superiore di Sanità; Michael Tenti, Fondazione ISAL; Corrado Fagnani, Istituto Superiore di Sanità; William Raffaeli, Fondazione ISAL; Emanuela Medda, Istituto Superiore di Sanità; Alessandra Burgio, ISTAT; Lidia Gargiulo, ISTAT; Laura Iannucci, ISTAT; Emanuela Bologna, ISTAT; Maurizio Ferri, Istituto Superiore di Sanità; Isabella Cascavilla, Istituto Superiore di Sanità; Nadia Francia, Istituto Superiore di Sanità; Letizia Sampaolo, Istituto Superiore di Sanità; Antonio Maione, Istituto Superiore di Sanità; Cristina D’Ippolito, Istituto Superiore di Sanità; Toccaceli Virgilia, Istituto Superiore di Sanità.

Categoria Primaria: Salute mentale
Categoria Secondaria: Malattie cronico-degenerative e tumori

Introduzione Il dolore cronico (DC), definito come dolore che persiste o ricorre per più di 3 mesi, rappresenta un problema prioritario di salute pubblica a livello globale. Si stima ne sia colpito circa un individuo su 5 in tutto il mondo, le sue implicazioni possono compromettere la qualità della vita di chi ne è affetto, non solo a causa del dolore di per sé, ma anche del coinvolgimento di una serie di correlati psicosociali. L’elevata prevalenza del DC e le sue conseguenze ne confermano l’ampio impatto sul sistema sociosanitario con importanti ricadute economiche e ne evidenziano il carico per la salute pubblica.

Obiettivi Analizzare l’associazione tra DC, indicatori di salute mentale e i correlati di tipo sociale confrontando la popolazione degli affetti con quella dei non affetti, al netto di caratteristiche socio-demografiche.

Metodi La fonte dei dati è l’Indagine Europea sulla Salute” (EHIS), condotta dall’Istat nel 2019 su un campione rappresentativo della popolazione italiana di più di 44.000 rispondenti adulti. All’interno della EHIS è stato inserito un breve questionario, disegnato e validato dal “Gruppo di Ricerca su DC ISS-ISTAT-ISAL”, che rileva: occorrenza del DC, intensità, causa scatenante, trattamenti e autopercezione di efficacia. L’analisi differenziale di prevalenza di depressione, misurata tramite il Patient Health Questionnaire – (PHQ8), nonché di ansia cronica grave diagnosticata da un medico tra popolazione affetta da DC e non affetta, è valutata tramite modelli statistici multivariati al netto delle principali caratteristiche socio-demografiche (età, sesso, livello d’istruzione).

Risultati L’indagine ha stimato che in Italia circa 10,5 milioni di persone soffrono di DC, pari al 24% della popolazione adulta. Di questi, il 13,1% ha sintomi depressivi da moderati a gravi rispetto all’ 1,8% dei non affetti (p<0.001); tra gli affetti da DC la presenza di sintomi depressivi risulta maggiore nelle donne (15,5% vs 9,4%). Si evidenzia comorbidità DC-depressione in particolare tra le persone meno istruite. Al crescere dell’intensità del DC si registra un aumento dei sintomi depressivi. Al netto delle principali caratteristiche socio-demografiche, gli individui affetti da DC hanno un rischio 5 volte più alto di sviluppare gravi sintomi depressivi rispetto ai non affetti (OR=5.3 IC95% 4.5-6.3), 3 volte superiore di sviluppare ansia cronica grave (OR=3.6 IC95% 3.2-4.1) e, in media, un indice di salute mentale (MHI) significativamente più basso di 11 punti (p<0.001).

Conclusioni L’aggiornamento delle stime di prevalenza del DC in Italia e la forte associazione con i correlati psicosociali, sottolineano l’importanza di una sorveglianza di popolazione. Sappiamo che, ad esempio, quando il DC è complicato da uno stato di depressione, l’intensità e la prognosi di entrambe le condizioni peggiorano. L’epidemiologia, in questo caso, può contribuire alla definizione di appropriate misure sanitarie.