Autore: Giuseppe Sarno, Istituto di Fisiologia Clinica (IFC), Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), Pisa
giuseppe.sarno@cnr.it
Sandra Baldacci, Istituto di Fisiologia Clinica (IFC), Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), Pisa; Anna Angino, Istituto di Fisiologia Clinica (IFC), Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), Pisa; Ilaria Stanisci, Istituto di Fisiologia Clinica (IFC), Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), Pisa; Sofia Tagliaferro, Istituto di Fisiologia Clinica (IFC), Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), Pisa; Giovanni Viegi, Istituto di Fisiologia Clinica (IFC), Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), Pisa; Carolina Mensi, SC di Medicina del Lavoro, Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, Milano; Lucia Miligi, S.S. Epidemiologia dell’Ambiente e del Lavoro, Istituto per lo studio, la prevenzione e la rete oncologica (ISPRO), Firenze; Stefania Massari, Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale, Istituto nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro (INAIL), Roma; Claudio Gariazzo, Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale, Istituto nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro (INAIL), Roma; Michela Bonafede, Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale, Istituto nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro (INAIL), Roma; Annibale Biggeri, Dipartimento di Scienze Cardio-Toraco-Vascolari e Sanità Pubblica, Università di Padova (UNIPD), Padova; Dolores Catelan, Dipartimento di Scienze Cardio-Toraco-Vascolari e Sanità Pubblica, Università di Padova (UNIPD), Padova; Sara Maio, Istituto di Fisiologia Clinica (IFC), Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), Pisa;
Categoria Primaria: Epidemiologia occupazionale
Categoria Secondaria: Promozione della salute e prevenzione
Introduzione: temperature estreme, sia calde che fredde, sono state associate ad un aumento della morbosità respiratoria. Le temperature estreme possono provocare broncocostrizione e attacchi di asma.
Obiettivi: valutare l’associazione tra la temperatura percepita sul luogo di lavoro e sintomi/diagnosi di malattie respiratorie in un campione di popolazione generale.
Metodi: nel periodo 1991-93 sono stati investigati 2122 lavoratori/ex lavoratori, componenti del campione di popolazione generale residente nell’area urbana/suburbana di Pisa/Cascina (Toscana). Informazioni sui fattori di rischio e sullo stato di salute respiratoria sono state raccolte attraverso un questionario. La temperatura percepita dal soggetto nell’ultimo lavoro svolto, è stata raggruppata in: a) normale/fresca; b) fredda; c) calda/torrida. L’associazione tra diagnosi/sintomi di asma/ broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e temperatura è stata valutata utilizzando la regressione logistica con modelli grezzi ed aggiustati per sesso, età, istruzione, abitudine al fumo, fumo passivo, consumo di alcol, settore di lavoro prevalente, tipo di combustibile per cucinare/riscaldarsi, esposizione ad inquinanti vicino all’abitazione, zona di residenza.
I risultati sono riportati come Odds Ratio (OR) ed intervalli di confidenza al 95% (IC 95%). Le analisi sono state condotte nell’ambito del progetto BEST realizzato con il contributo finanziario dell’INAIL (contratto ID 56/2022). Risultati: la prevalenza di lavoratori che dichiarava di lavorare in un ambiente normale/fresco, caldo/torrido e freddo è rispettivamente: 22.7%, 72.3% e 5.0%. Le analisi logistiche multivariate hanno mostrato le seguenti associazioni con la temperatura sul luogo di lavoro, indipendentemente dal settore di lavoro prevalente: caldo/torrido e diagnosi di asma (OR 1.61, IC 95% 0.99-2.64, borderline), sintomi di BPCO (OR 1.36, IC 95% 1.02-1.81) e dispnea (OR 1.35, IC 95% 1.02-1.78); freddo e diagnosi di asma (OR 3.33, IC 95% 1.62-6.88).
Conclusioni: l’utilizzo di dati epidemiologici analitici ha consentito di mostrare l’associazione tra sintomi/diagnosi di malattie respiratorie e temperature estreme sul posto di lavoro. Sono necessarie politiche di prevenzione per ridurre l’esposizione alle temperature estreme dei lavoratori, con particolare riguardo di soggetti portatori di asma e BPCO, considerando anche l’aumento d’intensità e frequenza delle ondate di caldo conseguenti al cambiamento climatico.