Autore: Arianna Bellini, Dipartimento di Epidemiologia ASL Roma 1, SSR Lazio, Roma , Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive, Università di Roma “La Sapienza”, Roma
a.bellini@deplazio.it
Alessandro C Rosa, Dipartimento di Epidemiologia ASL Roma 1, SSR Lazio, Roma ; Michela Servadio, Dipartimento di Epidemiologia ASL Roma 1, SSR Lazio, Roma; Elena Mazzalai, Dipartimento di Epidemiologia ASL Roma 1, SSR Lazio, Roma; Ilaria Cozzi, Dipartimento di Epidemiologia ASL Roma 1, SSR Lazio, Roma; Antonio Addis, Dipartimento di Epidemiologia ASL Roma 1, SSR Lazio, Roma; Valeria Belleudi, Dipartimento di Epidemiologia ASL Roma 1, SSR Lazio, Roma
Categoria Primaria: Malattie cronico-degenerative e tumori
Categoria Secondaria: Epidemiologia valutativa
Introduzione L’aumento dell’aspettativa di vita e dell’incidenza delle malattie croniche ha reso la valutazione dell’assistenza nella fase di fine vita un tema di grande risonanza in ambito di sanità pubblica. I pazienti oncologici sono tra quelli che richiedono maggiori risorse sanitarie, spesso a causa di ricoveri o trattamenti aggressivi e potenzialmente inappropriati.
Obiettivi Lo studio mira a valutare l’intensità dell’assistenza erogata nella Regione Lazio a soggetti affetti da tumore durante il fine vita e ad indagare l’eventuale relazione fra la Posizione SocioEconomica (PSE) del paziente e i percorsi di cura.
Metodi È stato condotto uno studio retrospettivo osservazionale utilizzando dati dai flussi sanitari amministrativi. Sono stati selezionati da ReNCaM i soggetti deceduti per tumore tra il 2015 e il 2019, con età ≥ 35 anni e residenti in Lazio. La PSE è stata valutata utilizzando sia il titolo di studio che un indicatore composito di deprivazione disponibile per sezione di censimento. È stato definito un set di indicatori precedentemente validati per misurare l’intensità delle cure in fase terminale (90/60/30/14 giorni (gg)). Per ogni indicatore, attraverso un modello logistico multivariato, è stata stimata l’associazione con la PSE aggiustando per sesso, età, numero di comorbidità e sede tumorale.
Risultati Sono stati inclusi 84.936 soggetti, il 57,4% aveva più di 75 anni al momento del decesso; le patologie più riscontrate sono state i tumori di polmone, colon-retto, tessuto linfo-emopoietico, pancreas e mammella. Negli ultimi 30 gg di vita, la proporzione di pazienti con almeno un ricovero, un accesso in pronto soccorso (PS), una dispensazione di chemioterapia e di oppioidi era pari rispettivamente a 50,2; 37,7; 10,8 e 27,3%. Nel 35% dei casi il decesso era avvenuto in ospedale. I soggetti con titolo di studio medio-inferiore (24%), medio-superiore (23%) e laurea (9%) rispetto a quelli con titolo di studio basso (41%) presentavano maggior rischio di incorrere in ricovero [rispettivamente, OR(IC95%): 1,08(1,04-1,12); 1,06(1,02-1,10); 1,09(1,03- 1,15)], di essere sottoposti a chemioterapia nell’ultimo mese di vita [1,18(1,11-1,26); 1,30(1,21-1,38); 1,48(1,36-1,61)] e di morire in ospedale [1,08(1,04-1,13); 1,08(1,03-1,12); 1,16(1,10-1,23)]. Al contrario, soggetti con licenza media-superiore e laurea presentavano minor rischio di accedere in PS [0,91(0,87-0,94); 0,76(0,71-0,80)]. A livelli di PSE più alti si associavano rischi progressivamente minori di ricevere terapie a base di oppioidi [0,94 (0,91-0,98); 0,90 (0,86-0,94); 0,87 (0,82-0,92)]. Risultati analoghi sono stati osservati utilizzando l’indicatore di deprivazione come misura della PSE.
Conclusioni La PSE sembra influenzare i percorsi di cura nel fine vita: pazienti con PSE più alta ricorrono maggiormente a cure intensive e meno a oppioidi e accessi in PS. Questo potrebbe riflettere una maggiore richiesta/offerta di medicalizzazione da parte di pazienti con alta PSE.