Autore: Andrea Conti, Dipartimento di Medicina Traslazionale – Università del Piemonte Orientale
andrea.conti@uniupo.it
Sophia Russotto, Dipartimento di Medicina Traslazionale – Università del Piemonte Orientale; Daniele Ceriotti, Dipartimento di Medicina Traslazionale – Università del Piemonte Orientale; Marta De Vito, Dipartimento di Medicina Traslazionale – Università del Piemonte Orientale; Marco Farsoni, Dipartimento di Medicina Traslazionale – Università del Piemonte Orientale; Bruno Tamburini, Dipartimento di Medicina Traslazionale – Università del Piemonte Orientale; Massimiliano Panella, Dipartimento di Medicina Traslazionale – Università del Piemonte Orientale;
Categoria Primaria: Salute mentale
Categoria Secondaria: Epidemiologia occupazionale
Introduzione: Il fenomeno delle seconde vittime (SV) è stato identificato nel settore sanitario oltre due decenni fa, ma la ricerca in questo ambito è stata sviluppata solamente negli ultimi anni. Una SV è definita come “un operatore sanitario coinvolto direttamente o indirettamente in un patient safety incident, e che a sua volta viene negativamente colpito dall’evento”. Recenti studi hanno dimostrato che una grande parte degli operatori sanitari ha sperimentato situazioni e sintomi tali da caratterizzarli come SV, suggerendo come tale fenomeno sia estremamente diffuso in sanità. Tuttavia, sebbene siano stati sviluppati modelli preventivi e di mitigazione delle conseguenze, le esperienze sul campo sono limitate. È tuttavia importante notare come, in altre industrie in cui vengono svolti in maniera similare compiti ad alta complessità e con alto potenziale di danno, fenomeni simili sono già stati identificati e vengono attualmente gestiti attraverso programmi specifici. Tuttavia, la terminologia utilizzata risulta eterogenea fra i differenti settori industriali e non permette una facile traslazione delle conoscenze.
Obiettivi: Obiettivo dello studio è mappare e comprendere l’utilizzo del termine “Seconda Vittima” e delle sue varianti in settori differenti dalla sanità.
Metodi: È stata condotta una revisione della letteratura seguendo le linee guida PRISMA-ScR. Nel dettaglio, sono stati consultati i database PubMed, Google Scholar, Scopus e CINAHL utilizzando la stringa “second victim” OR “second victims”. Non sono stati impostati limiti temporali, né di lingua. Tutti gli studi che hanno utilizzato al loro interno il termine “seconda vittima” sono stati inclusi, e successivamente classificati per industria di riferimento.
Risultati: In totale sono stati ottenuti 7805 record. Dopo la rimozione dei duplicati, sono stati valutati 5480 titoli. Di questi, 5066 sono stati esclusi poiché non attinenti all’oggetto di studio. Al termine dello screening degli abstract, 21 studi sono stati inclusi. Le industrie più rappresentate sono risultate: il settore veterinario (5 studi), servizi di emergenza e di supporto sociale (4 studi), il settore edile (2 studi), l’aviazione (2 studi), l’ingegneria strutturale (2 sudi), la simulazione (1 studio), il settore farmaceutico (1 studio). In aggiunta, 4 studi hanno trattato il concetto di SV nell’ambito lavorativo, senza però specificare lo specifico settore.
Conclusioni: Sebbene l’utilizzo di questo termine non sia particolarmente diffuso all’interno dell’industria differenti della sanità, i risultati della revisione mostrano come un fenomeno sovrapponibile per diversi aspetti sia diffuso anche in altri settori. Allo stesso modo, non è stato possibile rintracciare una terminologia standardizzata per la definizione del fenomeno. Risulta pertanto fondamentale incoraggiare l’adozione di una terminologia standardizzata non solo in ambito sanitario ma in tutte le industrie riguardo a questo fenomeno.