Inibitori della dipeptidil peptidasi-4 e analoghi del glucagon-like peptide-1 e nuove diagnosi di demenza o deterioramento cognitivo tra i pazienti anziani diabetici: uno studio di coorte basato su registri danesi.

Autore: Vera Battini, Pharmacovigilance & Clinical Research, International Centre for Pesticides and Health Risk Prevention, Department of Biomedical and Clinical Sciences (DIBIC), ASST Fatebenefratelli-Sacco University Hospital, Università degli Studi di Milano, Milan, Italy.
vera.battini@unimi.it
Maria Antonietta Barbieri, Department of Clinical and Experimental Medicine, University of Messina, 98125 Messina, Italy; Carla Carnovale, Pharmacovigilance & Clinical Research, International Centre for Pesticides and Health Risk Prevention, Department of Biomedical and Clinical Sciences (DIBIC), ASST Fatebenefratelli-Sacco University Hospital, Università degli Studi di Milano, Milan, Italy; Maurizio Sessa, Department of Drug Design and Pharmacology, University of Copenhagen, Copenhagen, Denmark

Categoria Primaria: Farmacoepidemiologia

Introduzione: L’età media della popolazione globale continua ad aumentare e conseguentemente cresce la prevalenza di disfunzioni cognitive e demenza, soprattutto tra gli individui anziani. La maggior parte dei trattamenti al momento disponibili faticano a gestire la disfunzione cognitiva e a ridurre il rischio di demenza, ma recentemente è stato scoperto che i trattamenti antidiabetici che agiscono sulla via delle incretine migliorano le funzioni cognitive, emergendo così come potenziali agenti terapeutici per la demenza. Sia gli inibitori della dipeptidil peptidasi-4 (DPP-4i) sia gli analoghi del glucagon-like peptide-1 (GLP-1a) hanno mostrato di indurre alcuni miglioramenti delle funzioni cognitive nei pazienti con diabete di tipo 2 rispetto ad altre classi di agenti ipoglicemizzanti. Finora però non è stato effettuato alcun confronto diretto tra i DPP-4i e i GLP-1a che chiarisca la migliore opzione di trattamento nei pazienti inclini a sviluppare demenza.

Obiettivi: Lo scopo di questo studio è quindi di esplorare l’insorgenza di una nuova diagnosi di demenza o di deterioramento cognitivo lieve (MCI) in persone di età superiore a 65 anni dopo l’inizio della terapia con DPP-4i o GLP-1a, utilizzando i registri danesi.

Metodi: La popolazione dello studio è stata divisa in 2 coorti: gli individui trattati con DPP-4i e quelli trattati con GLP-1a. L’inizio della terapia con il farmaco di interesse è stato preso come data indice. L’uso di un comparatore attivo utilizzato nella stessa fase della terapia (seconda linea), ha aiutato a controllare un fattore confondente centrale, poiché il diabete stesso è correlato a un rischio maggiore di deterioramento cognitivo. L’outcome principale era il ricovero ospedaliero con diagnosi di MCI o demenza. L’analisi di regressione multivariata di Cox è stata eseguita utilizzando l’High Dimensional Propensity Score per ottenere stime corrette dell’Hazard Ratio (HR). Sono state considerate possibili variazioni dei fattori confondenti durante il periodo di follow-up costruendo l’Inverse Probability of Treatment Weighting (IPTW) a uno e due anni dalla data indice. L’IPTW è stato poi utilizzato in un modello marginale strutturale.

Risultati: L’analisi di regressione di Cox ha prodotto una differenza non significativa tra i soggetti in trattamento con DPP-4i rispetto a quelli trattati con GLP-1a [HR (95% CI)=1,18 (0,21-6,69), p=0,21] nell’insorgenza di MCI, mentre per la demenza ha prodotto una differenza significativa a favore dei GLP-1a [HR (95% CI)= 1,5 (1,16-2,04), p=0,003]. L’MPR (IC al 95%) era 102(98-114)% e 82(73-106)% rispettivamente per DPP-4i e GLP-1a. È stata trovata un’associazione positiva per DPP-4i nel modello marginale strutturale (β (IC 95%) = 0,020 (0,018-0,021), p < 0,001) per la demenza.

Conclusione: i GLP-1a sembrano essere superiori ai DPP-4i nel ridurre il rischio di nuove diagnosi di demenza nella popolazione anziana danese.