Autore: Valentina Giunchi, Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna
valentina.giunchi2@unibo.it
Carlotta Lunghi, Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna; Elisabetta Poluzzi, Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna
Categoria Primaria: Farmacoepidemiologia
Categoria Secondaria: Ambiente e salute
Introduzione L’impatto ambientale dei farmaci è un problema emergente che tradizionalmente viene valutato attraverso il campionamento delle acque superficiali con alto dispendio di risorse e tempi lunghi. Attualmente, la stima della concentrazione acquatica (PEC) proposta dall’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) rappresenta un primo tentativo basato sul peggior scenario. Altre proposte hanno integrato ulteriori elementi senza però raggiungere un consenso su un approccio unificato ed esaustivo.
Obiettivi L’obiettivo di questo lavoro è di proporre un metodo di stima che consideri elementi chiave coinvolti nel ciclo di vita dei farmaci come determinanti delle concentrazioni acquatiche e di utilizzarlo per fornire una stima del rischio sotto diversi scenari.
Metodi Gli elementi inclusi nello schema comprendono le dispensazioni di farmaci, il loro consumo, smaltimento e metabolismo e il trattamento delle acque reflue. Gli scenari, delineati attraverso un caso-studio sui contraccettivi, si basano su diverse probabilità di consumo e di smaltimento. Le dispensazioni di contraccettivi in Italia nel 2022 sono state ricavate dal Rapporto dell’Agenzia Italiana del Farmaco. Gli altri elementi, sono stati estratti da database sanitari e dalla letteratura. Quando i dati sul metabolismo e sul tasso di rimozione non erano disponibili, sono stati assunti pari al 50%. Lo scenario “plausible real-world” ipotizza il consumo e lo smaltimento dipendenti dalla via di somministrazione. Lo scenario “optimal-disposal” ipotizza l’assenza di smaltimento attraverso i servizi igienici, mentre lo scenario “optimal-consumption” assume l’utilizzo di tutti i farmaci acquistati. Lo scenario peggiore, proposto dall’EMA, ipotizza l’assenza di smaltimento appropriato, di detossificazione metabolica e di trattamento delle acque reflue. Le PEC sono state calcolate adattando la formula dell’EMA ad ogni scenario. I rischi ambientali sono stati calcolati come rapporto tra PEC e soglia di tollerabilità animale/vegetale (PNEC).
Risultati Gli scenari “plausible real-world”, “optimal-disposal” e “optimal-consumption” indicano un rischio elevato per etinilestradiolo e moderato per levonorgestrel ed estradiolo. Lo scenario peggiore mostra, invece, un rischio alto per tutti e tre i farmaci. Questo rischio è principalmente attribuibile ad un consumo elevato per etinilestradiolo, e ad una bassa PNEC e ad una elevata quantità per dose per estradiolo e levonogestrel. Diversamente, il dienogest, nonostante il suo ampio utilizzo, mostra un rischio basso grazie alla bassa quantità per dose e all’elevata PNEC.
Conclusioni La sima dell’impatto ambientale dei farmaci, tenendo conto del loro ciclo di vita e delle caratteristiche del loro utilizzo, consente una valutazione del rischio consapevole. Lo schema proposto offre un potenziale per essere utilizzato in contesti decisionali e può essere ampliato per analizzare l’impatto ambientale di altre classi di farmaci.