Autore: Andrea Rossetti, Environmental, Genetic and Nutritional Epidemiology Research Center (CREAGEN), Department of Biomedical, Metabolic and Neural Sciences, Medical School – University of Modena and Reggio Emilia, Modena, Italy
andrea.rossetti@unimore.it
Gian Luigi Belloli, Regional Health Autority Emilia-Romagna Region, Bologna, Italy; Giulio Matteo, Regional Health Autority Emilia-Romagna Region, Bologna, Italy; Cinzia Perilli, Regional Health Autority Emilia-Romagna Region, Bologna, Italy; Giovanna Mattei, Regional Health Autority Emilia-Romagna Region, Bologna, Italy; Tommaso Filippini, Environmental, Genetic and Nutritional Epidemiology Research Center (CREAGEN), Department of Biomedical, Metabolic and Neural Sciences, Medical School – University of Modena and Reggio Emilia, Modena, Italy, School of Public Health, University of California Berkeley, Berkeley, CA, USA; Marco Vinceti, Environmental, Genetic and Nutritional Epidemiology Research Center (CREAGEN), Department of Biomedical, Metabolic and Neural Sciences, Medical School – University of Modena and Reggio Emilia, Modena, Italy, Department of Epidemiology, Boston University School of Public Health, Boston, MA, USA
Categoria Primaria: Malattie trasmissibili
Categoria Secondaria: Epidemiologia clinica
Le European guidelines for the management of scabies, redatte nel 2017, raccomandano l’uso di prodotti a base di permetrina 5% crema ad uso topico, ivermectina per os (200 microgrammi/kg) o l’applicazione di lozioni a base di benzoato di benzile 25% come trattamenti di prima linea contro la scabbia. La terapia risulta più efficace se ripetuta dopo 7-14 giorni, in quanto il primo trattamento potrebbe avere un’azione ovicida incompleta. Dal momento che l’AIFA ha approvato nel 2021 l’uso del farmaco iverscab per il trattamento della scabbia nei pazienti di peso superiore a 15 kg, è opportuno riconsiderare l’approccio terapeutico più efficace per il trattamento della scabbia nei diversi contesti della regione Emilia-Romagna. Abbiamo effettuato una ricerca bibliografica esaustiva nel database online PubMed per gli studi che valutavano l’efficacia e la sicurezza della terapia con iverscab orale, rispetto all’uso tradizionale della terapia topica. Sono stati impiegati i dati della piattaforma web SMI (Sorveglianza Malattie Infettive) per l’identificazione dei casi e dei focolai notificati da tutte le Aziende Sanitarie Locali della Regione Emilia-Romagna per l’anno 2022. I contatti dei pazienti da trattare sono stati stimati sulla base dei collegamenti individuati per ciascun caso (fonte SMI). I risultati di studi internazionali e di una Cochrane review mostrano come il trattamento topico con permetrina sia appropriato per i pazienti se può essere garantita la corretta applicazione su tutto il corpo, mentre la somministrazione sistemica di ivermectina può essere preferita se questa condizione non si presenta, o se devono essere curati contemporaneamente grandi gruppi di persone e non è possibile istruire correttamente i pazienti riguardo l’uso del farmaco, oppure non è verosimile il trattamento accurato e contemporaneo di tutti i casi in un focolaio. Nel 2022 in Emilia-Romagna sono stati individuati 2029 casi e 5073 contatti, mentre si sono verificati 315 focolai, in particolare 16 nelle RSA e 1 in strutture ospedaliere. L’ivermectina orale, ove disponibile, è più semplice da somministrare ed è quindi utile nella profilassi delle popolazioni ad alto rischio di infezione (es. migranti) e nel trattamento di comunità chiuse come RSA, carceri e CPTA/CPT (Centri di Permanenza Temporanea e Assistenza/Centri di Permanenza Temporanea), oltre ad essere un farmaco spesso più economico dei prodotti topici. I dati di questo studio sono riferiti all’anno 2022; nel corso del 2023 le segnalazioni di casi e focolai sono in aumento, per questa ragione sarà opportuno non solo aggiornare il dato numerico, ma anche intervenire aggiornando le linee guida e i protocolli, che spesso sono precedenti al 2021 e non prevedono l’impiego di ivermectina.