Autore: Chiara Di Blasi, Dipartimento di Epidemiologia, SSR Lazio – ASL ROMA 1
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Federica Nobile, Dipartimento di Epidemiologia, SSR Lazio – ASL ROMA 1; Paola Michelozzi, Dipartimento di Epidemiologia, SSR Lazio – ASL ROMA 1; Alberto Maria Settembrini, Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico; Massimo Stafoggia, Dipartimento di Epidemiologia, SSR Lazio – ASL ROMA 1; Marina Davoli, Dipartimento di Epidemiologia, SSR Lazio – ASL ROMA 1; Pier Mannuccio Mannucci, Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico; Matteo Renzi, Dipartimento di Epidemiologia, SSR Lazio – ASL ROMA 1.
Categoria Primaria: Ambiente e salute
Categoria Secondaria: Sistemi informativi
Introduzione – L’associazione tra l’inquinamento atmosferico e le patologie cardiovascolari (CVD) è ben nota in letteratura. Tuttavia, solo pochi studi hanno esplorato la relazione tra inquinamento e arteriopatie periferiche (AP), nonostante queste ultime costituiscano un importante predittore di mortalità cardiovascolare.
Obiettivi – Lo scopo del presente lavoro consiste nello stimare l’associazione tra l’esposizione di lungo periodo all’inquinamento atmosferico e l’incidenza di AP nella coorte di Roma, negli anni dal 2011 al 2019.
Metodi – Dalla popolazione a rischio sono stati esclusi i casi con prevalenza di AP nei 10 anni precedenti la data di arruolamento della coorte (9 Ottobre 2011). Utilizzando i Sistemi Informativi Sanitari sono stati definiti i casi incidenti come i soggetti con almeno un esito tra: dimissione ospedaliera per AP (codici ICD-9: 440.20-24; 444.0; 444.21; 444.22; 444.81; 447.1), intervento chirurgico (codici ICD-9: 38.18; 39.29; 84.11; 84.12; 84.15; 84.17; 39.50; 39.90) o prescrizione farmacologica (codice ATC: B01AC23) negli anni dal 2011 al 2019. A ciascun individuo, tramite la geocodifica dell’indirizzo di residenza al baseline, sono state assegnate le concentrazioni di particolato fine (PM2.5), biossido di azoto (NO2) e black carbon (BC), stimate nell’ambito progetto europeo ELAPSE attraverso l’applicazione di modelli di regressione land-use con una risoluzione spaziale di 100 m2, in riferimento all’anno 2010. Sono stati quindi applicati modelli di regressione di Cox aggiustati sia per covariate individuali che di area. I risultati sono espressi come hazard ratio (HR) e intervalli di confidenza al 95% (IC 95%) per aumenti del range interquartile (IQR) inquinante-specifico. Sono state inoltre analizzate le modificazioni d’effetto per variabili socio-demografiche e le curve concentrazione-risposta, utilizzando una spline con 3 gradi di libertà.
Risultati – A partire da una popolazione a rischio composta da 1.719.475 soggetti di 30+ anni, sono stati identificati un totale di 14.629 casi incidenti per AP. Ad incrementi dell’IQR (1,13 µg/m3) di PM2.5 è associato un HR di 1,011 (IC 95%: 0,988; 1,034), e risultati positivi sono stati ottenuti anche per NO2 ([IQR 7,86 µg/m3] HR: 1,022 IC 95%: 0,998; 1,048)) e BC ([IQR 0,39 µg/m3] HR: 1,020 (IC 95%: 0,994; 1,047)). L’analisi sulla modificazione d’effetto ha evidenziato associazioni più forti tra gli individui nella classe di età 55-69 anni. Le curve concentrazione-risposta per l’NO2 mostrano un andamento lineare, con rischi più elevati per alti livelli di concentrazione dell’inquinante.
Conclusioni – Questi risultati suggeriscono che l’esposizione di lungo periodo a PM2.5, NO2 e BC è associata ad aumenti nell’incidenza di AP, soprattutto nella popolazione adulta.