Biosicurezza nei Laboratori Nazionali di Riferimento europei per le encefalopatie spongiformi: un’indagine evidenzia margini di miglioramento

Autore: Mattia Begovoeva, Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, Via Bologna, 148, 10154 Torino
mattia.begovoeva@izsto.it
Romolo Nonno, Istituto Superiore di Sanità, Viale Regina Elena, 299, 00161 Roma; Maria Mazza, Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, Via Bologna, 148, 10154 Torino; Elena Bozzetta, Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, Via Bologna, 148, 10154 Torino; Giuseppe Ru, Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, Via Bologna, 148, 10154 Torino; Colleghi del Network Europeo dei Laboratori Nazionali di Riferimento per le TSE, https://www.eurl-tse.eu/elenco-centri-nrl-eu/

Categoria Primaria: One health/Epidemiologia veterinaria
Categoria Secondaria: Epidemiologia occupazionale

Introduzione L’encefalopatia spongiforme bovina è una zoonosi in grado di causare una variante della malattia di Creutzfeldt-Jakob. In laboratorio, l’esposizione può avvenire principalmente per via parenterale, transmucosale o, più raramente, aerogena: la recente segnalazione di casi tra operatori infettatisi accidentalmente sottolinea la necessità di potenziare la biosicurezza.

Obiettivi Il Laboratorio di Riferimento Europeo (EURL) per le TSE ha condotto un’indagine per valutare l’adozione di pratiche di biosicurezza presso i Laboratori Nazionali di Riferimento (LNR) per le TSE e individuare strategie per promuoverne l’armonizzazione e affrontare le criticità.

Metodi Nel mese di settembre 2023, un questionario standardizzato sul tema della biosicurezza è stato somministrato al personale responsabile dei LNR.

Risultati Il questionario ha ottenuto un tasso di risposta del 100% (n=31). I LNR svolgono primariamente attività diagnostica (96.8, n=30), seguita da attività di ricerca (35.5%, n=11), mentre solamente tre effettuano inoculi sperimentali in animali da laboratorio. La gran parte dei LNR (83.9%, n=26) applica linee guida specifiche per la gestione degli agenti delle TSE e ha definito il proprio livello di biosicurezza (93.5%, n=29), mentre circa due terzi (61.3%, n=19) hanno condotto una valutazione del rischio. Dei laboratori che svolgono attività diverse legate alle TSE (41.9%, n=13), solo il 46.1% (n=6) le separa in base al livello di rischio; alcuni LNR svolgono anche attività diagnostiche non inerenti alle TSE (16.1%, n=5). La maggioranza dei LNR ha istituito protocolli di formazione del personale (83.9%, n=26) e in tutte le strutture l’accesso ai laboratori TSE è controllato. Le attività sono svolte utilizzando cappe biologiche nel 90.3% dei LNR (n=28). Circa due terzi dei LNR applicano procedure per la prevenzione delle lesioni causate da strumenti taglienti o acuminati potenzialmente contaminati (71.0%, n=22), mentre in poco più della metà esistono procedure volte ad evitarne l’utilizzo (54.8%, n=17). L’80.6% dei LNR (n=25) presenta procedure di mitigazione del rischio in caso di esposizione del personale e l’83.9% (n=26) mantiene un registro degli incidenti. Il laboratorio è decontaminato durante le operazioni di pulizia (96.8%, n= 30), mentre la strumentazione è decontaminata anche in occasione di manutenzione (87.1%, n=27), smaltimento (93.5%, n=29), e contaminazione accidentale (90.3%, n=28). Infine, 27 LNR su 31 applicano procedure per il trasporto sicuro degli agenti TSE e tutti e 31 presentano procedure per la gestione sicura dei rifiuti.

Conclusioni Nonostante il quadro complessivamente positivo, l’indagine ha evidenziato l’eterogenea applicazione delle pratiche di biosicurezza nei LNR. EURL-TSE metterà a disposizione un archivio digitale di linee guida e riferimenti bibliografici sul tema e proporrà incontri regolari tra i responsabili dei LNR per sollecitare l’aggiornamento e lo scambio reciproco di esperienze e buone pratiche.