Autore: Chiara Primieri, Servizio Epidemiologia, Dipartimento di Prevenzione, Azienda USLUmbria1
chiara.primieri@uslumbria1.it
Carla Bietta, Servizio Epidemiologia, Dipartimento di Prevenzione, Azienda USLUmbria1;
Categoria Primaria: Epidemiologia di genere
Categoria Secondaria: Promozione della salute e prevenzione
Introduzione Il programma di screening per la prevenzione dei tumori del colon retto, offerto alla popolazione 50-74enne, è il programma di screening oncologico a partenza più tardiva e che ad oggi continua a raccogliere una minor adesione. Dal 2008 la sorveglianza di popolazione PASSI contribuisce a monitorarne l’adesione e a descrivere le caratteristiche socio-demografiche ad essa associate.
Obiettivi Analisi delle eventuali differenze tra i due sessi nel ricorso a test preventivo per la prevenzione dei tumori del colon retto secondo linee guida(LLGG) nei programmi organizzati e nell’associazione con caratteristiche socio-anagrafiche e stili di vita.
Metodi Dati PASSI Umbria 2008-2022 (2.624 interviste di 50-69enni). Modelli di regressione logistica multivariata per valutare l’associazione del ricorso allo screening colorettale organizzato secondo LLGG con: sesso, età (incremento annuale), cittadinanza (italiana e non), titolo di studio (laurea, media sup., media inf., elementare/nessuna), difficoltà economiche (nessuna, qualche, molte), convivente/coniugata/o (sì e no), numero di stili di vita corretti (no fumo, no alcol a maggior rischio, no sedentarietà, sì 5aDay: variabile continua). Le analisi sono state disaggregate per sesso.
Risultati Nel periodo 2008-2022 il 50,6% dei maschi e il 53,6% delle femmine dichiara di aver aderito allo screening colorettale. L’analisi multivariata, corretta per le altre caratteristiche socio-anagrafiche e per il numero di stili di vita corretti, conferma la maggior adesione delle femmine rispetto ai maschi (OR 1,20, p=0,001). Dall’analisi multivariata disaggregata per sesso emerge nei maschi un’associazione significativa con aumento dell’età (OR 1,05 p<0,001), essere convivente/coniugato (OR 1,37 p=0,003), cittadinanza italiana (OR 2,47 p<0,001), maggior titolo di studio (laurea OR 1,39 p=0,049; media sup. OR 1,67 p<0,001; media inf. OR 1,58 p<0,001) e aumento del numero di corretti stili di vita (OR 1,19 p=0,001); mentre nelle femmine risulta significativa l’associazione con aumento dell’età (OR 1,05 p<0,001), essere convivente/coniugata (OR 1,34 p=0,001), minori difficoltà economiche (nessuna OR 1,68 p<0,001; qualche 1,36 p= 0,02) e aumento del numero di corretti stili di vita (OR 1,20 p<0,001).
Conclusioni Dall’analisi dei dati PASSI emerge che nella popolazione femminile lo screening organizzato non solo ottiene una maggior adesione rispetto ai maschi, ma riesce anche ad eliminare le differenze legate a livello di istruzione e cittadinanza. A ciò può contribuire non solo un effetto di genere ma anche la familiarità con gli screening oncologici preventivi della popolazione femminile che si inizia a costruire con l’invito allo screening cervicale e si rafforza poi con quello mammografico. L’associazione con un maggior numero di corretti stili di vita conferma per entrambi i sessi il possibile comune influsso di un habitus preventivo sull’adesione alle singole iniziative preventive.