Autore: Denis Quarta, Servizio sovrazonale di Epidemiologia ASL TO3
denis.quarta@epi.piemonte.it
Marina Penasso, Dors – Centro di documentazione per la promozione della salute; Carlo Mamo, Servizio sovrazonale di Epidemiologia ASL TO3;
Categoria Primaria: Epidemiologia occupazionale
Categoria Secondaria: Altro: Violenze interpersonali
INTRODUZIONE. Tra i lavoratori del settore pubblico, i sanitari sono quelli col più alto tasso di assenze dal lavoro dovuti a violenze. Nei setting sanitari, le violenze sono prevalentemente compiute da pazienti o loro familiari (violenza di tipo II). L’occorrenza del problema rappresenta quindi un indicatore del rapporto di fiducia tra operatori sanitari e pazienti, oltre che un termometro dei fattori di rischio psico-sociali e organizzativi a cui sono sottoposti medici, infermieri, OSS e ausiliari.
OBIETTIVI. La disamina epidemiologica del problema attraverso i dati Inail degli episodi denunciati e riconosciuti può fornire dati utili alla prevenzione, soprattutto in ambito organizzativo.
METODI. Analisi dei Flussi INAIL del periodo 2010-2019. Stima di indicatori di occorrenza degli infortuni sul lavoro riconosciuti da aggressioni, stratificati per genere, setting lavorativo, qualifica professionale (riferita al Piemonte). Confronti effettuati con gli infortuni per qualsiasi causa negli operatori sanitari.
RISULTATI. In Italia la frequenza di eventi riconosciuti rimane sostanzialmente stabile, ma aumenta la percentuale di infortuni causati da violenze (dal 6,1% del 2010 al 9,4% del 2019). La proporzione di infortuni per violenze rispetto al totale è più alta nelle regioni del nord-ovest (11% nel 2019). Gli aggressori sono principalmente pazienti maschi adulti. Le strutture a maggior rischio sono le psichiatriche e i pronto soccorso. Il 72% delle violenze sono compiute su personale femminile. Le aggressioni fisiche sono proporzionalmente più frequenti verso uomini. Il 60% interessa operatori nella fascia 40-60 anni. Le distribuzioni per genere ed età non si differenziano significativamente dalle distribuzioni negli infortuni per qualsiasi causa. La qualifica professionale maggiormente colpita è quella degli ausiliari sanitari (79,7% degli aggrediti nel 2019). Si riduce la quota di infermieri (23,5% nel 2010; 12,7% nel 2019). Si riduce la quota di medici (da 2,4% a 1,4%). Si riduce la quota di aggressioni in ospedali (dal 51,7% al 35,5%), mentre aumenta nelle strutture di assistenza residenziale (dal 24,5% a 32,6%) e nell’assistenza sociale non residenziale (dal 23,9% al 31,9%). Il 15,% degli infortuni ha comportato più di 40 giorni di prognosi o inabilità permanente. Sono stati 8 gli eventi mortali.
CONCLUSIONI. Considerato l’alto livello di sottonotifica con conseguente sottostima delle frequenze, i dati epidemiologici sottolineano l’importanza di intervenire sui fattori di rischio organizzativi in grado di ridurre il rischio di eventi, parallelamente alla necessità di garantire il necessario supporto alle vittime da parte delle direzioni aziendali, spesso carente e determinante la mancata denuncia. È prevista una ulteriore valutazione sui dati post-pandemia.