Autore: Elena Mazzalai, Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio, ASL Roma1, Roma, Italia
e.mazzalai@deplazio.it
Manuela De Sario, Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario del Lazio, ASL Roma 1, Roma, Italia; Paola Michelozzi, Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario del Lazio, ASL Roma 1, Roma, Italia; Francesca de’Donato, Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario del Lazio, ASL Roma 1, Roma, Italia.
Categoria Primaria: Ambiente e salute
Categoria Secondaria: Promozione della salute e prevenzione
Introduzione: La temperatura media globale è aumentata di 1,2°C dall’era pre-industriale e gli eventi estremi stanno diventando più frequenti e imprevedibili. L’aumento della temperatura e le ondate di calore sono tra le conseguenze del cambiamento climatico che più impattano sulla salute in Europa. L’OMS ha suggerito l’ampliamento della copertura dei Piani Nazionali di Adattamento al Caldo della Regione Europea, identificando come barriere la limitata attività di monitoraggio e valutazione delle misure e la carenza di interventi specifici per la popolazione vulnerabile.
Obiettivi: Parte del progetto Europeo ENBEL (https://www.enbel-project.eu/), lo studio vuole identificare i gap e le barriere nell’implementazione di misure di prevenzione rivolte ai vulnerabili al caldo.
Metodi: Lo studio ha utilizzato una metodologia mista, composta da una scoping review condotta su Embase (Ovid), Medline (Ovid) e Web of Science per indagare le misure di prevenzione nei confronti dei vulnerabili al caldo, seguita da interviste semi strutturate a referenti sanitari coinvolti nell’adattamento e nei piani di prevenzione alle ondate di calore. I gap sono stati categorizzati in 4 categorie trasversali: governance, tecnico-operativi, comunicazione, monitoraggio e valutazione, e classificati in termini di priorità.
Risultati: La ricerca ha prodotto 8608 articoli, dei quali 49 sintetizzati qualitativamente. Le misure di prevenzione erano rivolte soprattutto ad anziani, lavoratori outdoor e atleti, ed erano di tipo preparatorio, come campagne di comunicazione e formazione, o di emergenza, come l’apertura di Cooling centres e campagne di active outreach per le fasce più fragili. Sono emerse poche valutazioni di efficacia, e solo pochi gruppi di vulnerabili risultano adeguatamente coperti dalle misure. I gap evidenziati dalle otto interviste, di cui quattro relative a diverse realtà del territorio italiano, confermano e integrano quanto emerso dalla letteratura. La limitata volontà politica e le regolamentazioni sulla raccolta e diffusione dei dati emergono come le principali barriere all’azione. Vengono poi sottolineate l’insufficiente allocazione di risorse, la carenza di attività di monitoraggio e di evidenze di efficacia, e una governance debole.
Conclusioni: L’azione sinergica tra diverse istituzioni e settori non è sempre semplice: si dovrebbe perciò promuovere il dialogo e la collaborazione nella pianificazione, preparazione e risposta, per ottimizzare le risorse e prendere decisioni informate. Un approccio proattivo che coinvolga anche le comunità locali, dotate di una conoscenza più capillare delle problematiche e dei membri della comunità, e di migliori contatti con i servizi sociali e le ONG, favorirebbe un uso più efficiente dei servizi, migliorandone l’adozione. La metodologia sviluppata per questo lavoro potrà essere applicata al contesto nazionale nel PNC CLIMA, al fine di valutare in maniera più ampia l’adattamento ai cambiamenti climatici in ambito sani