Autore: Giansanto Mosconi, Dipartimento di Sanità Pubblica, Medicina Sperimentale e Forense, Università degli Studi di Pavia
giansanto@mosconi.com
Giacomo Pietro Vigezzi, Università degli Studi di Pavia; Paola Bertuccio, Università degli Studi di Pavia; Andrea Amerio, Università degli Studi di Genova; Anna Odone, Università degli Studi di Pavia
Categoria Primaria: Epidemiologia sociale
Categoria Secondaria: Salute mentale
Introduzione: La depressione è responsabile della maggior parte del carico di malattia delle patologie psichiatriche nella popolazione anziana. Le evidenze suggeriscono che la transizione al pensionamento possa avere un impatto significativo sulla salute mentale.
Obiettivi: Lo studio si prefiggeva di valutare gli effetti del pensionamento sul rischio di depressione e ideazione suicidaria a breve e a lungo termine, utilizzando i dati di Survey of Health, Ageing and Retirement in Europe (SHARE), il più grande panel multidisciplinare europeo sulle scienze sociali, che raccoglie dati longitudinali da 27 paesi europei più Israele ogni due anni dal 2004 attraverso interviste face-to-face.
Metodi: Abbiamo condotto uno studio longitudinale tramite il record-linkage di dati individuali di 7 survey SHARE dal 2004 al 2020 su variabili sociodemografiche, comportamentali, occupazionali e pensionistiche. Si è costituita una coorte composta da 8.998 soggetti di età 50+ occupati alla prima intervista e transitati al pensionamento durante il periodo di studio (tempo mediano di follow-up: 9 anni; max: 16 anni). Tramite modelli aggiustati di equazioni di stima generalizzate per misure ripetute, abbiamo stimato i rischi relativi (RR) e gli intervalli di confidenza (IC) al 95% per depressione e ideazione suicidaria in diversi periodi prima e dopo il pensionamento, tenendo come riferimento l’anno di pensionamento.
Risultati: Si osserva una diminuzione del rischio di depressione dell’11% nell’anno successivo al pensionamento (RR 0.89; 95% CI 0.81-0.99), del 9% dopo 2 anni (RR 0.91; 95% CI 0.82-1.00) e dopo 3 anni (RR 0.91; 95% CI 0.81-1.01). Le stime rimangono significative tra le donne, gli individui sposati, coloro con un livello di istruzione intermedio o superiore, ex lavoratori manuali e coloro che sono transitati al pensionamento all’età mediana di pensionamento nel loro paese o prima. Si rileva un aumento del rischio di depressione dal decimo anno dopo il pensionamento tra gli ex lavoratori non manuali (RR 1.21; 95% CI 1.05-1.40) e tra chi ha un’età più avanzata al pensionamento (RR 1.37; 95% CI 1.16-1.63). Per l’ideazione suicidaria, si osserva un aumento del rischio del 30% 5-9 anni dopo il pensionamento (RR 1.30; 95% CI 1.04-1.64) e del 47% dopo 10 o più (RR 1.47; 95% CI 1.09-1.98). Le analisi di sensibilità, condotte escludendo i soggetti con riferita diagnosi di depressione e con pensione di invalidità forniscono risultati sovrapponibili.
Conclusioni: Il pensionamento sembra associarsi in modo indipendente a una riduzione del rischio di depressione e ideazione suicidaria nel breve periodo. Tuttavia, a differenti mansioni e condizioni di pensionamento sembrano corrispondere delle disuguaglianze nel rischio di depressione nelle età più avanzate che richiederebbero interventi di prevenzione mirati. La valutazione delle politiche di welfare, dovrebbe considerarne l’impatto sulla salute mentale oltre a quello economico.