Prevenire gli accessi inappropriati in Pronto Soccorso con l’Infermieristica di Famiglia e Comunità e la rete dei servizi territoriali: studio osservazionale sui flussi del DEA di I livello del Presidio Ospedaliero Ss. Trinità di Borgomanero, ASL Novara

Autore: Silvia Caristia, Dip. Per lo Sviluppo Sostenibile e la Transizione Ecologica, Università del Piemonte Orientale Vercelli
silvia.caristia@uniupo.it
Isabella Santomauro, Dipartimento di Medicina Traslazionale, Università del Piemonte Orientale, Novara; Laura Ferraris, MeCAU di Borgomanero, ASL Novara, Borgomanero; Fabrizio Faggiano, Dipartimento per lo Sviluppo Sostenibile e la Transizione Ecologica, Università del Piemonte Orientale, Vercelli

Categoria Primaria: Promozione della salute e prevenzione
Categoria Secondaria: Altro: epidemiologia e organizzazione sanitaria

Introduzione: L’uso improprio dei Dipartimenti di Emergenza (DE) causa sovraffollamento con crescita di mortalità, durata dei ricoveri, stress nel personale e minore qualità della cura. L’infermieristica di Famiglia e Comunità (IFeC) inserita in una rete territoriale potrebbe essere una soluzione.

Obiettivo: Creare un algoritmo basato su dati di accesso al DE per individuare quelli prevenibili o differibili alla rete dei servizi offerti da Casa della Comunità e IFeC.

Metodi: Abbiamo osservato gli accessi in DE di Borgomanero (NO) avvenuti nel 2022. Dal database aziendale abbiamo estratto dati di triage (data e ora di accesso, mezzo, età, sesso, sintomi, problema principale, codice colore, farmaci, patologie) e dimissione (codice colore, diagnosi, tipo di dimissione). L’algoritmo è stato creato sulla base del giorno e ora di accesso, urgenza dell’evento, età, patologie e di quei sintomi/segni che non avrebbero risposta sul territorio. Per affinarlo, un campione casuale pari al 5% degli accessi (n=1072) è stato valutato in doppio cieco da 2 infermieri (K=0.93). L’algoritmo è stato utilizzato sugli accessi 2022, l’errore stimato confrontando i dati di triage e dimissione: la prevalenza di accessi prevenibili ma che hanno come esito ricovero/decesso. Sono stati confrontati gli accessi prevenibili che hanno avuto ricovero e quelli dimessi a domicilio; l’associazione tra accessi prevenibili e ricovero è stata indagata con una regressione logistica multivariata.

Risultati: Il DE in studio ha avuto 43.437 accessi nel 2022 (39.089 persone). Il 92% degli accessi è stato valutato al triage come differibile e solo l’1% è diventato urgente alla dimissione. Applicando l’algoritmo, risultano prevenibili 17.145 accessi (39,5%) di cui 1.266 (7,4%) hanno poi avuto un ricovero. Gli accessi prevenibili sono di soggetti più giovani (p<.0001) e maschi (p<.0001). Sono stati valutati prevenibili accessi per motivi oculistici (63%), trauma o ustioni (64%), edema (60%), nausea/vomito/diarrea (58%), tosse (58%), otorinolaringoiatri e urologici (55%), circa la metà di quelli con agitazione psicomotoria, emorragia non traumatica, dolore lombare, febbre, problemi sociali, reazioni allergiche. Dispnea, ipertensione/tachicardia, coma, shock, emicrania, dolore lombare e addominale, sintomi neurologici, sintomi metabolici e ostetrico-ginecologici non sono stati valutati prevenibili, o in piccola parte (<10%). Tra gli accessi prevenibili, hanno avuto un ricovero il 48% degli accessi per problemi sociali, il 27% per dispnea, il 26% di quelli in stato di agitazione. L’analisi multivariata mostra l’associazione tra accesso prevenibile e il ricovero, con un OR 0.54 IC95% (0.49-0.59).

Conclusione: L’algoritmo predice con poco errore gli accessi in DE che potrebbero essere differiti altrove. L’errore è alto sugli accessi che richiedono un’assistenza sociale o trattamento psichiatrico. Una buona rete di servizi territoriali potrebbe ridurre di circa la metà gli accessi in DE.