Autore: Daniela Marotta, Dipartimento di Prevenzione, ASL Roma 2, Roma
daniela.marotta@aslroma2.it
Valentina Pettinicchio, Dipartimento di Prevenzione, ASL Roma 2, Roma; Massimo Oddone Trinito, Dipartimento di Prevenzione, ASL Roma 2, Roma; Giuliano Carrozzi, Azienda Unità Sanitaria Locale Di Modena, Modena; Letizia Sampaolo, Azienda Unità Sanitaria Locale Di Modena, Modena; Benedetta Contoli, Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute (Cnapps), Istituto Superiore di Sanità, Roma; Valentina Possenti, Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute (Cnapps), Istituto Superiore di Sanità, Roma; Federica Asta, Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute (Cnapps), Istituto Superiore di Sanità, Roma; Valentina Minardi, Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute (Cnapps), Istituto Superiore di Sanità, Roma; Maria Masocco, Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute (Cnapps), Istituto Superiore di Sanità, Roma;
Categoria Primaria: Promozione della salute e prevenzione
Categoria Secondaria: Malattie cronico-degenerative e tumori
Introduzione I programmi di screening oncologici sono interventi pianificati di Salute Pubblica rivolti ad una popolazione target che presenta un maggior rischio di sviluppare una determinata neoplasia. Lo screening mammografico ha lo scopo di individuare in uno stadio precoce il tumore maligno della mammella.
Obiettivi Valutare il profilo demografico e socio-economico delle donne che hanno partecipato allo screening mammografico dal 2016 al 2022 e indagare eventuali cambiamenti tra prima, durante o dopo l’emergenza da COVID-19.
Metodi Sono stati utilizzati i dati PASSI 2016-2022 riferiti a un campione di donne di 50-69 anni residenti in Italia e relativi alla partecipazione allo screening organizzato del tumore della mammella. Per valutare il profilo è stato fatto un modello di regressione stratificato per anno (dal 2016 al 2022) con le covariate: età in anni, livello di istruzione (alta vs bassa), difficoltà economiche (no vs si), cittadinanza (italiane vs straniera), residenza (nord o centro vs sud), convivenza (si vs no), percentuale di casi COVID-19.
Risultati Complessivamente, non si evidenza un cambio sostanziale nelle caratteristiche del profilo demografico e socio-economico delle donne che hanno partecipato allo screening mammografico organizzato. Nel 2016 e 2018 donne che hanno un minor livello di istruzione (OR 0.84 IC 95% 0.73-0.96 nel 2016 e OR 0.81 IC 95% 0.71-0.93 nel 2018), con un’età più avanzata, senza difficoltà economiche, che vivono al centro o al nord e che convivono avevano effettuato una mammografia a scopo preventivo. Nel 2017, risultavano significativamente associate solo l’età, la convivenza e l’area di residenza, mentre nel 2019 avevano partecipato di più le donne che vivono al centro o al nord (OR 2.59 IC 95% 2.21-3.05 centro vs sud e OR 3.66 IC 95% 3.17-4.22 nord vs sud), con età più avanzata e con basso livello di istruzione. Nel 2020, anno di maggiore emergenza sanitaria, le donne più istruite hanno risposto maggiormente allo screening organizzato di quanto abbiano fatto in passato. Nel 2021 la cittadinanza italiana era positivamente associata (OR 1.50 IC 95% 1.00-2.24), oltre all’età più avanzata e al vivere al nord piuttosto che al sud. Nel 2022 tornavano ad essere significative l’età più avanzata, un basso livello di istruzione, non avere difficoltà economiche e vivere al nord.
Conclusioni I profili non hanno subito sostanziali modifiche tra prima, durante e dopo l’emergenza sanitaria e esiste una forte associazione con l’area di residenza che riflette un’irregolare offerta dello screening sul territorio italiano. Le donne straniere e le donne con un basso livello di istruzione partecipano meno allo screening. I gruppi vulnerabili, che frequentemente danno priorità ad altre esigenze rispetto alla prevenzione, possono avere difficoltà nel gestire efficacemente le risorse del Sistema Sanitario. Interventi per rafforzare l’Health Literacy possono contribuire a diminuire i divari dovuti alle disuguaglianze in salute.