Autore: Nicolás Zengarini, Dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche, Università degli studi di Torino
nicolas.zengarini@epi.piemonte.it
Luisa Frova, Direzione centrale per le statistiche sociali e il welfare, Servizio sistema integrato salute, assistenza e previdenza, ISTAT, Roma; Giuseppe Costa, Dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche – Università degli studi di Torino; Pietro Buono, Direzione Generale Tutela della Salute e coordinamento del SSR – Regione Campania; Tiziana Ciarambino, Direzione Generale Tutela della Salute e coordinamento del SSR – Regione Campania; Monica Staibano, Coordinamento dei Processi di Attuazione della Programmazione Unitaria – Statistica – Regione Campania; Nunzio Cuozzo, Coordinamento dei Processi di Attuazione della Programmazione Unitaria – Statistica – Regione Campania; Valentina Cozza, UOC Epidemiologia e Prevenzione e Registro Tumori – Asl Napoli 1 Centro; Vincenzo Giordano, Direzione Generale Tutela della Salute e coordinamento del SSR – Regione Campania; Massimo di Gennaro, SORESA S.p.A., Società regionale per la sanità della Regione Campania; Fulvio Ricceri, Dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche – Università degli studi di Torino;
Categoria Primaria: Epidemiologia sociale
Categoria Secondaria: Ambiente e salute
Introduzione Nell’impianto della legge 6/2016 che disciplina aree ad alto rischio di inquinamento come la cosiddetta Terra dei fuochi (TDF), lo strumento di sorveglianza epidemiologica utilizzato finora è lo Studio Sentieri (SS), che su dati della Regione Campania monitora le variazioni geografiche nella mortalità (e morbosità) a livello comunale per correlarle con quanto noto sulla distribuzione dei fattori di rischio ambientali. Per limiti intrinseci lo studio SS non è in grado di controllare in che misura gli eccessi di mortalità che si osservano in TDF siano influenzati dalle caratteristiche sociali delle persone che vi risiedono. Nel tentativo di colmare questa importante lacuna conoscitiva la Regione Campania in accordo con ISTAT e Unito hanno analizzati i dati di titolarità ISTAT (progetto “Differenze socio-economiche nella mortalità”) basati sul follow-up di mortalità del censimento di popolazione del 2011.
Obiettivo Analizzare le variazioni sociali e geografiche di mortalità in Campania con focus sul territorio TDF.
Metodi La popolazione in studio è quella residente e censita in Campania al 1/1/2012. Tramite record-linkage a livello individuale con i dati dell’Indagine su Decessi e Cause di morte e delle Iscrizioni e cancellazioni all’anagrafe per trasferimento di residenza ISTAT è stato realizzato un follow-up fino al 31/12/2019. Attraverso modelli di Poisson sono stati stimati i Rischi relativi di mortalità per 19 cause in funzione del comune di residenza classificati in “Comuni TDF” (esclusa Napoli), Napoli e Altri comuni campani e per una serie di indicatori socioeconomici di origine censuaria che più direttamente misurano la disponibilità individuale di risorse: istruzione, tipologia familiare, tipologia abitativa, occupazione e deprivazione di area. Sono stati stimati due modelli: uno “semplice” per ciascun indicatore aggiustato per età, e uno “completo” ulteriormente aggiustato per tutti gli indicatori simultaneamente sia per valutare l’effetto indipendente di ciascuno sia per stimare quanto dell’eventuale eccesso osservato in TDF sia mediato dallo svantaggio sociale.
Risultati A parità di tutte le variabili considerate si osserva un eccesso di mortalità tra i residenti nei comuni TDF e Napoli rispetto a quelli di un altro comune campano. Per la mortalità generale gli eccessi in TDF sono del 10% (uomini) e del 13% (donne). Tranne che per leucemie e linfomi il resto delle cause presenta eccessi di diversa intensità tra i residenti in TDF che oscillano tra il 7% e il 27% a seconda della causa e del genere. La quota attribuibile alla maggior concentrazione di povertà oscilla tra l’8 e il 17%.
Conclusioni Lo studio conferma molti degli eccessi di mortalità osservati in SS, seppur ridimensionandone l’intensità tramite l’aggiustamento per le principali covariate sociali a livello individuale. Inoltre, per la prima volta dimostra quanto sia importante il peso delle disuguaglianze sociali nello spiegare l’eccesso di mortalità in TDF.