Il ruolo dei fattori socio-demografici nella adesione alla campagna vaccinale anti-Herpes Zoster tra gli assistiti fragili della Asl Roma 2

Autore: Giovanna Adamo, Dipartimento di Prevenzione, Asl Roma 2, Roma;
giovanna.adamo@aslroma2.it

Giovanni Colaiocco, Dipartimento di Prevenzione, Asl Roma 2, Roma; Giacomo Diedenhofen, Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive, Sapienza Università di Roma, Roma; Ornella Zuccaro, Dipartimento di Prevenzione, Asl Roma 2, Roma; Federica Trani, Dipartimento di Prevenzione, Asl Roma 2, Roma; Piera Amoriello Lamberti, Dipartimento di Prevenzione, Asl Roma 2, Roma; Nadia Raffaella Mallamace, Dipartimento di Prevenzione, Asl Roma 2, Roma; Filippo Conforti, Dipartimento di Prevenzione, Asl Roma 2, Roma; Valentina Mazzocato, Dipartimento di Prevenzione, Asl Roma 2, Roma; Cristiana Vazzoler, Dipartimento di Prevenzione, Asl Roma 2, Roma; Gloria Lobrano, Dipartimento di Prevenzione, Asl Roma 2, Roma; Cynthia Isidori, Dipartimento di Prevenzione, Asl Roma 2, Roma; Giuseppe De Angelis, Dipartimento di Prevenzione, Asl Roma 2, Roma; Valeria Fano, Dipartimento di Prevenzione, Asl Roma 2, Roma

Categoria Primaria: Promozione della salute e prevenzione
Categoria Secondaria: Epidemiologia sociale

Introduzione: La Regione Lazio ha ampliato dal 2022 l’offerta vaccinale anti-Herpes Zoster (HZ) introducendo il vaccino ricombinante adiuvato (HZR), vincolando l’utilizzo solo a determinate categorie a rischio per condizioni patologiche, quali ad esempio soggetti in dialisi o immunodepressi. Nella ASL Roma 2 (RM2), la più popolosa ASL della Regione Lazio (1,3mln ab.), è stato avviato nello stesso periodo un Piano di promozione attiva delle vaccinazioni raccomandate nei soggetti a rischio per patologia in cura presso le strutture ospedaliere e territoriali, pubbliche e private.

Obiettivi: Valutare il ruolo di variabili cliniche e sociodemografiche nell’aderenza alla campagna vaccinale anti-HZ nella RM2, a due anni dall’introduzione del vaccino HZR.

Metodi: Studio di coorte condotto nella RM2 integrando i dati delle seguenti fonti: Anagrafe Comunale e Sanitaria; Anagrafe Vaccinale Regionale; Registro Esenzioni. Sono stati inclusi 835.779 vivi, residenti e assistiti nella RM2 di età ≥ 18 anni di cui 143.242 (17%) con almeno una patologia cronica o altra condizione clinica di fragilità. Con un modello logistico multivariato è stata valutata, per i soli soggetti fragili, l’associazione tra l’aver effettuato almeno una dose di vaccino anti-HZR nel periodo 1.2.2022-1.2.2024 e le seguenti variabili: genere, età, cittadinanza alla nascita, stato civile/numero di conviventi, livello di deprivazione.

Risultati: Alla fine del periodo in studio 2.140 soggetti fragili (1,5%) hanno ricevuto almeno una dose di vaccino HZR; di questi, il 78% ha concluso il ciclo vaccinale con due dosi. La maggior parte degli assistiti ha ricevuto la vaccinazione nei centri vaccinali della RM2 (94%); 1.920 soggetti (90%) hanno riferito di essere stati presi in carico presso una struttura sanitaria della RM2. L’aderenza alla vaccinazione (almeno 1 dose) è risultata significativamente più alta negli uomini (OR=1.13) e nei soggetti di età 60-74 (OR=1.63), mentre è risultata più bassa negli stranieri (OR=1,18) e nei residenti in aree deprivate (deprivazione media: OR=0,61; deprivazione alta: OR=0,44). Rispetto a chi vive in nuclei stabili (single, 2-5 persone) l’aderenza è risultata significativamente inferiore nei vedovi che vivono da soli (OR=0,66) e nelle famiglie con ≥ 6 persone (OR=0,63).

Conclusioni: Nell’ambito del Piano aziendale di vaccinazione dei soggetti a rischio per patologia, negli ultimi due anni sono state implementate diverse attività tra le quali un crescente coinvolgimento delle strutture sanitarie della RM2, sia territoriali (es. i centri dialisi) che ospedaliere (con l’attivazione dei Centri Vaccinali Ospedalieri). La minore adesione rilevata nei pazienti fragili che vivono in contesti sociali svantaggiati suggerisce, tuttavia, l’esigenza di rafforzare ed indirizzare la comunicazione verso i gruppi “hard to reach”, pianificando interventi mirati all’equità di accesso, essendo tali gruppi di popolazione quelli più esposti al rischio di sviluppare patologie croniche.