Autore: Marco Manfrini, Università di Ferrara, Dipartimento di Scienze Mediche, Centro Ricerche Cliniche ed Epidemiologiche, Registro IMER – Malformazioni congenite in Emilia-Romagna, Ferrara, Italia
marco.manfrini@unife.it
Amanda J Neville, Università di Ferrara, Dipartimento di Scienze Mediche, Centro Ricerche Cliniche ed Epidemiologiche, Registro IMER – Malformazioni congenite in Emilia-Romagna, Ferrara, Italia; Aurora Puccini, Emilia-Romagna Dipartimento Sanità, Settore Assistenza Ospedaliera, Area Farmaci e Dispositivi Medici, Bologna, Italia; Stefano Volpato, Unità di Geriatria e Ortogeriatria, Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara, Dipartimento di Scienze Mediche, Università di Ferrara, Italia; Elisa Ballardini, Unità Terapia Intensiva Neonatale, Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara, Registro IMER – Malformazioni congenite in Emilia-Romagna, Dipartimento di Scienze Mediche, Università di Ferrara, Italia;
Categoria Primaria: Epidemiologia sociale
Categoria Secondaria: Salute dei migranti, richiedenti asilo e rifugiati
Introduzione L’accesso ai servizi di diagnostica prenatale è di importanza fondamentale per la corretta ed efficace gestione dei casi di anomalia congenita (AC) da parte del sistema sanitario in termini di risorse rivolte alla cura del neonato ma anche al sostegno delle famiglie. Circa il 30% delle madri in Emilia-Romagna (ER) sono di cittadinanza non italiana.
Obiettivi Lo scopo di questo studio è quello di valutare se l’area geografica di provenienza delle madri che hanno partorito in ER durante il periodo 2012-2021 è associata alla presenza di una diagnosi prenatale.
Metodi La coorte dei nati con AC negli anni 2012-2021 in ER è stata ottenuta dal registro IMER. Lo studio è stato condotto per valutare l’associazione tra area geografica di provenienza e presenza di diagnosi prenatale. I possibili confondenti studiati, sono stati la coorte di nascita (2012-2016; 2017-2021) e l’età della madre. Le misure di associazione sono state ottenute mediante l’impiego di modelli di regressione logistica uni- e multivariabile.
Risultati Nel periodo 2012-2021 sono state registrate n=9513 anomalie congenite, di cui n=6508 (68.4%) erano l’esito di gravidanze di madri italiane e n=3005 (31.6%) di madri straniere. L’area geografica di provenienza era: Europa per n=1182 (39.3%) casi, Africa per n=1093 (36.4%) casi, Asia per n=591 (19.7%) casi, America per n=139 (4.63%) casi. L’accesso alla diagnostica prenatale è avvenuto nel 32.4%, 29.1%, 30.1% e 33.1% dei casi rispettivamente mentre in Emilia-Romagna la percentuale di casi nati con anomalia congenita diagnosticata nel periodo prenatale è 38.9% (n=2533). Si è considerando come riferimento la cittadinanza italiana e come esito la presenza di diagnosi prenatale. L’associazione tra area geografica e presenza di diagnosi prenatale è risultata significativa (OR=0.70, [0.64-0.77]). Tale associazione è risultata significativa anche quando si sono confrontate le seguenti aree geografiche con quella di riferimento: Africa (OR=0.64 [0.56-0.74]), Asia (OR=0.68 [0.56-0.81]) ed Europa (OR=0.75 [0.66-0.86]). Anche la coorte di nascita è risultata essere associata all’esito (OR=1.20 [1.10-1.31]), coorte di riferimento 2012-2016. L’età materna, come atteso, si è dimostrata anch’essa significativa nell’associazione all’esito (OR=1.04 [1.04-1.05]). Nell’analisi aggiustata per i confondenti le seguenti aree geografiche sono risultate associate all’esito: Africa (aOR=0.70 [0.61-0.80]), Asia (aOR=0.77 [0.64-0.93]) ed Europa (aOR=0.87 [0.76-0.99]).
Conclusioni L’analisi esplorativa della coorte dei nati con anomalia congenita negli anni 2012-2021 evidenzia che la presenza di diagnosi prenatale da parte delle madri immigrate è significativamente ridotta rispetto alle madri di nazionalità italiana. L’area geografica di provenienza che presenta uno svantaggio maggiore è quella africana. Altri fattori di rischio, quale ad esempio lo stato socioeconomico, potrebbero avere un impatto sull’accesso alla diagnostica prenatale.