Autore: Fausto Giacomino, Servizio di Igiene Pubblica, Azienda USL-IRCCS di Reggio Emilia;
giacomino.fausto@ausl.re.it
Isabella Bisceglia, Servizio di Epidemiologia, Azienda USL-IRCCS di Reggio Emilia;
Francesco Marinelli, Servizio di Epidemiologia, Azienda USL-IRCCS di Reggio Emilia; Marco
Cacchi, Sian Alimenti, Ausl Romagna sede territoriale di Ravenna;
Cinzia Storchi, Servizio di Epidemiologia, Azienda USL-IRCCS di Reggio Emilia;
Carmine Pinto, Oncologia Medica, Azienda USL-IRCCS di Reggio Emilia;
Lucia Mangone, Servizio di Epidemiologia, Azienda USL-IRCCS di Reggio Emilia;
Antonio Romanelli, Medicina del lavoro, Azienda USL-IRCCS di Reggio Emilia;
Categoria Primaria Epidemiologia occupazionale
Categoria Secondaria Malattie cronico-degenerative e tumori
INTRODUZIONE Il mesotelioma maligno è un tumore raro ma di grande interesse
scientifico per la ben documentata correlazione con un’esposizione professionale e/o
ambientale ad amianto e per l’aumento dell’incidenza registrato negli ultimi anni in
Italia e in molti altri paesi industrializzati. Nel nostro Paese, nonostante la messa al
bando dell’amianto nel 1994 (L. 257/92), continuano ad osservarsi casi di mesotelioma
legati ad esposizioni anche di 30-40 anni fa.
OBIETTIVI Obiettivo di questo lavoro è descrivere l’esposizione professionale e non
professionale ad amianto in Emilia-Romagna, in rapporto ad età, sesso e comparto
produttivo.
METODI Sono stati utilizzati i dati del Registro Mesoteliomi (ReM) della Regione Emilia-
Romagna nel periodo 1996-giugno 2023. Il ReM raccoglie informazioni sul tumore (sede della
neoplasia, morfologia, gravità della malattia), dati anagrafici (sesso, età, residenza) e
informazioni sull’esposizione (esposto/non esposto, professionale/non professionale). Sono
stati descritti i casi di mesotelioma e le esposizioni divise per sesso, età e comparto produttivo.
RISULTATI Nel periodo 1996-giugno 2023 sono stati registrati 3.421 mesoteliomi maligni in
Emilia-Romagna divisi per sede: 3.139 pleura, 250 peritoneo, 22 tunica vaginale del testicolo
e 10 pericardio. Per valutare l’esposizione ad amianto, sono stati finora indagati 3.232 casi:
285 sono risultati non classificabili, per i rimanenti 2.947 sono state raccolte informazioni
standardizzate. In 2.073 casi (70%), l’esposizione è stata classificata come professionale, in
282 casi (10%) non professionale (175 familiare, 67 ambientale e 40 legata ad attività extra
lavorative) e in 592 casi (20%) l’esposizione è risultata improbabile.
Complessivamente il 79,9% risulta esposto ad amianto: 86,5% maschi e 61,4% femmine. Nel
corso degli anni i comparti produttivi maggiormente coinvolti sono stati: costruzioni edili (290
casi), seguito da costruzione/riparazione di materiale rotabile ferroviario (210 casi) e da
industria metalmeccanica (183 casi). Rilevanti sono anche gli zuccherifici/altre industrie
alimentari (166 casi), la produzione di manufatti in cemento/amianto (135 casi), e la
produzione di prodotti chimici/materie plastiche (116 casi). I rimanenti 973 soggetti sono
risultati addetti in numerosi altri settori di attività economica, dato che l’amianto è stata una
sostanza con diffusione pressoché ubiquitaria per le sue caratteristiche coibenti e antincendio.
CONCLUSIONI Il mesotelioma maligno continua ad essere un tumore a cattiva prognosi e,
benché i numeri siano piccoli, in Emilia-Romagna continuano a registrarsi circa 140 nuovi casi
per anno. Circa l’80% dei pazienti risulta complessivamente esposto ad amianto: sarebbe
interessante indagare se l’esposizione è cambiata nel tempo.
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