LA TERAPIA FARMACOLOGICA NEI PAZIENTI CON DISFORIA DI GENERE: UNO STUDIO DI COORTE NELLA REGIONE LAZIO

Autore: VALERIA BELLEUDI, Dipartimento di Epidemiologia, Servizio Sanitario Regionale, ASL Roma 1, Regione Lazio
v.belleudi@deplazio.it
Michela Servadio, Dipartimento di Epidemiologia, Servizio Sanitario Regionale, ASL Roma 1, Regione Lazio; Sara Lopes, Dipartimento di Epidemiologia, Servizio Sanitario Regionale, ASL Roma 1, Regione Lazio; Marina Davoli, Dipartimento di Epidemiologia, Servizio Sanitario Regionale, ASL Roma 1, Regione Lazio; Antonio Addis, Dipartimento di Epidemiologia, Servizio Sanitario Regionale, ASL Roma 1, Regione Lazio;

Categoria Primaria: Epidemiologia di genere
Categoria Secondaria: Farmacoepidemiologia

INTRODUZIONE La disforia di genere è una condizione caratterizzata da una intensa e persistente sofferenza causata dal sentirsi appartenente a un genere diverso dal proprio sesso. La terapia mira a ridurre o eliminare tale disagio e coinvolge diversi professionisti, inclusi psicologi, psichiatri, endocrinologi e chirurghi. A livello farmacologico, è atteso un uso importante di farmaci in grado di agire sia sulla sfera ormonale che psicologica.

OBIETTIVO Identificare una coorte di pazienti affetti da disforia di genere e indagare l’uso di farmaci in questa popolazione

METODI Attraverso i sistemi informativi sanitari della Regione Lazio è stata identificata una coorte di individui con ricovero incidente per disforia di genere (codici ICD-IX-CM 302.85; 302.6) tra il 2011 e il 2021. A partire dalla data indice (data di dimissione ricovero) è stato analizzato l’uso di farmaci nell’anno successivo al fine di identificare le terapie più frequentemente dispensate. Il pattern terapeutico è stato stratificato sulla base del sesso biologico (SB).

RISULTATI Sono stati identificati 365 soggetti con diagnosi incidente di disforia di genere: il 46,8% presentavano un sesso biologico maschile (M) e il 53,2% femminile (F). L’età mediana alla data indice era di 26 anni: il 26,3% aveva meno di 20 anni, il 34,3% tra i 20 e i 30 e il 39,4% oltre i 30 anni. Nella classe di età più giovane il SBF era prevalente (65%). Nel 10% dei casi (n=36) c’era stato un intervento agli organi genitali nel corso del ricovero indice (8,2% nel SBM e 11,3% nel SBF). Nell’anno successivo alla data indice, il 72% dei soggetti presentava almeno un’erogazione di farmaco (SBM:82%; SBF:63%). Tra gli utilizzatori, i farmaci più frequentemente usati erano: 50% antimicotici (ATC J), 49% sistema genito-urinario e ormoni sessuali (ATC G), 40% apparato gastrointestinale e metabolismo (ATC A), 24% sistema nervoso centrale. Escludendo i farmaci antimicotici, le tre classi di farmaco più prescritte tra i soggetti con SBM erano: gli anti-androgeni (46%), gli estrogeni (42%), gli antagonisti del recettore dei mineralcorticoidi con proprietà anti-androgeniche (23%). Mentre nei soggetti con SBF risultavano: gli estrogeni (20%), la vitamina D (20%) e le preparazioni tiroidee (11%). L’uso del testosterone, rimborsabile dal SSN solo a partire da settembre 2020, ha riguardato l’8% dei soggetti con SBF. L’uso di antidepressivi era pari al 9% nei SBM e al 12% nei SBF.

CONCLUSIONI Lo studio evidenzia un ampio uso di farmaci nella gestione della disforia di genere. In particolare, sono emerse differenze importanti nei pattern terapeutici tra i soggetti di sesso biologico maschile e femminile. Ulteriori ricerche sono necessarie per confrontare questi pattern con quelli della popolazione generale e per comprendere appieno l’impatto delle terapie farmacologiche, a breve e lungo termine, sulla qualità della vita dei pazienti con disforia di genere.