Autore: Giorgia Stoppa, Unità di Biostatistica, Epidemiologia e Sanità Pubblica, Dipartimento di Scienze Cardio-toraco-vascolari e Sanità Pubblica, Università di Padova, Padova.
giorgia.stoppa@ubep.unipd.it
Dolores Catelan, Unità di Biostatistica, Epidemiologia e Sanità Pubblica, Dipartimento di Scienze Cardio-toraco-vascolari e Sanità Pubblica, Università di Padova, Padova; Michela Zamboni, Comitato mamme NO-PFAS, Vicenza, Padova, Verona; Giuliano Fin, Comitato mamme NO-PFAS, Vicenza, Padova, Verona; Naike Scatton, Comitato mamme NO-PFAS, Vicenza, Padova, Verona; Laura Facciolo, Comitato mamme NO-PFAS, Vicenza, Padova, Verona; Annibale Biggeri, Unità di Biostatistica, Epidemiologia e Sanità Pubblica, Dipartimento di Scienze Cardio-toraco-vascolari e Sanità Pubblica, Università di Padova, Padova; Emanuele Giorgi, Lancaster Medical School, Lancaster University, Lancaster, United Kingdom
Categoria Primaria: Metodi epidemiologici e biostatistici
Categoria Secondaria: Ambiente e salute
Introduzione: Per oltre quattro anni, la popolazione residente nelle zone del Veneto contaminata dai PFAS ha richiesto la divulgazione dei risultati dei monitoraggi sulle matrici alimentari effettuati dalle autorità. Mamme NO PFAS e Greenpeace hanno ottenuto accesso ai dati analitici completi e alla georeferenziazione delle matrici esaminate nell’indagine condotta dalla Regione Veneto nel 2016-17 a seguito di un’azione legale.
Obiettivo: Utilizzare e valutare una procedura di geomasking per determinare l’ammontare di mascheramento della reale posizione geografica che salvaguardi la riservatezza senza compromettere l’integrità dell’inferenza geostatistica.
Metodi: Per la stima della probabilità di campioni positivi in 24 comuni dell’area rossa è stato utilizzato un modello geostatistico. Uno studio di simulazione è stato condotto per bilanciare la protezione della privacy e l’accuratezza. Per indentificare la distanza massima è stata calcolata la differenza percentuale relativa dell’errore quadratico medio (RMISE) tra le coordinate perturbate considerando diversi delta (50 m, 100 m, 1 km, 2 km, 3 Km, 4 Km, 10 km, 15 km) e le coordinate originali non perturbate.
Risultati: Sono stati analizzati 886 campioni (430 vegetali, 456 animali) raccolti in 692 aziende agro-zootecniche nell’area di studio. La probabilità di essere positivi è risultata maggiore nelle città situate nella parte centro-settentrionale del plume di contaminazione. Lo studio di simulazione mostra che fino a 3 km la differenza percentuale relativa RMISE è prossima allo zero, suggerendo così differenze trascurabili tra la probabilità predittiva generata utilizzando i dati geomascherati e quelli non perturbati.
Conclusioni: Se attuato con attenzione caso per caso, l’utilizzo del geomasking protegge la privacy, rendendo disponibili dati georeferenziati a livello individuale. Attraverso uno studio di simulazione, abbiamo proposto una procedura semplice, applicabile in diversi contesti, per calcolare lo spostamento necessario per i dati georeferenziati al fine di proteggere la privacy e garantire il diritto di accesso alle informazioni (trasparenza dei dati).