Sorveglianza delle infezioni da Clostridioides difficile nell’Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana: correlazione tra le caratteristiche cliniche, ambientali e farmacologiche

Autore: Michele Totaro, Dipartimento di Ricerca Traslazionale e delle Nuove Tecnologie in Medicina e Chirurgia
michele.totaro.unipi@hotmail.com
Francesco Baglivo, Dipartimento di Ricerca Traslazionale e delle Nuove Tecnologie in Medicina e Chirurgia Claudia Carmignani, Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana Giulia Gemignani, Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana Angelo Baggiani, Dipartimento di Ricerca Traslazionale e delle Nuove Tecnologie in Medicina e Chirurgia Caterina Rizzo, Dipartimento di Ricerca Traslazionale e delle Nuove Tecnologie in Medicina e Chirurgia Emilia Ghelardi, Dipartimento di Ricerca Traslazionale e delle Nuove Tecnologie in Medicina e Chirurgia Andrea Porretta, Dipartimento di Ricerca Traslazionale e delle Nuove Tecnologie in Medicina e Chirurgia

Categoria Primaria: Epidemiologia clinica
Categoria Secondaria: Farmacoepidemiologia

Introduzione: Clostridioides difficile è il principale agente causale della diarrea infettiva associata al consumo di antibiotici e alle attività assistenziali. Quasi tutte le classi di antibiotici possono aumentare il rischio di infezione, come le cefalosporine di seconda/terza generazione, la clindamicina, i chinoloni e le penicilline. Diverse istituzioni raccomandano specifiche strategie per prevenire le infezioni da C.difficile (CDI) come parte dei programmi per gestire le infezioni correlate all’assistenza.

Obiettivi: Il presente studio ha come obiettivo una valutazione epidemiologica dell’incidenza di CDI in un ospedale terziario, associata al consumo di antibiotici e alla colonizzazione ambientale.

Metodi: I dati relativi a CDI sono stati raccolti dal team di rischio infettivo dell’ospedale con le seguenti informazioni: dati personali del paziente, causa di ricovero, nonché riferimenti alla diagnosi di CDI. I dati sul consumo medio di antibiotici sono stati ottenuti dalla farmaceutica ospedaliera. I campionamenti microbiologici sulle superfici ambientali dei reparti coinvolti sono stati eseguiti dall’unità operativa di igiene.

Risultati: Da Gennaio ad Agosto 2023, l’infezione o la colonizzazione da C.difficile è stata rilevata in 67 pazienti presso l’Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana. La diagnosi è stata effettuata mediante la ricerca delle tossine in campioni di feci tramite test antigenico (74%), test molecolare (21%) o entrambi i metodi (5%). I pazienti di sesso maschile (48%) avevano un’età media di 69 anni e una durata della degenza da 1 a 21 giorni. Le pazienti di sesso femminile (52%) avevano un’età media di 72 anni e una durata della degenza da 1 a 31 giorni. I reparti più coinvolti sono stati quelli di Medicina Generale (GM), Gastroenterologia (GA), Geriatria (GE), Unità di Terapia Intensiva (ICU) e Chirurgia Generale (GS). I risultati microbiologici ambientali hanno mostrato una carica microbica totale superiore a 25 o 100 CFU/cm2 nel 37% delle superfici campionate dei reparti coinvolti. C.difficile è risultato negativo in tutti i campioni, analizzati mediante metodo colturale. Nei reparti sopracitati, la differenza tra il consumo di antibiotici osservato e quello suggerito dalle attuali buone pratiche è stata: +53% in GM, +18% in GA, +38% in GE; -24% in ICU e -6% in GS.

Conclusioni: I dati evidenziano l’importanza della sorveglianza ospedaliera per CDI in associazione al monitoraggio ambientale nei reparti più coinvolti. Nonostante l’assenza di contaminazione ambientale da C.difficile in GM, GA, GE, ICU e GS, osserviamo un consumo medio inappropriato di antibiotici in GM, GA e GE, dovuto a metronidazolo, fluorochinoloni e beta-lattamici. Gli ospedali dovrebbero elaborare programmi per ridurre l’uso inappropriato/eccessivo di antibiotici al fine di prevenire l’emergenza di CDI e altre infezioni ospedaliere, come recentemente suggerito dall’Agenzia Europea del Farmaco.