La schistosomiasi genitourinaria aumenta il rischio di malaria in popolazioni del Burkina Faso.

Autore: Valentina Mangano, Università di Pisa, Italia
valentina.mangano@unipi.it
Mireille Ouedraogo, Centre National de Recherche et Formation sur le Paludisme, Burkina Faso; Stan Hilt, Leiden University Medical Centre, Netherlands; Youssouf Kabore, Centre National de Recherche et Formation sur le Paludisme, Burkina Faso; Issa Nebie, Centre National de Recherche et Formation sur le Paludisme, Burkina Faso; Fabrizio Bruschi, Università di Pisa, Italia; Govert J van Dam, Leiden University Medical Centre, Netherlands; David Modiano, Sapienza Università di Roma, Italia

Categoria Primaria: Malattie trasmissibili
Categoria Secondaria: Epidemiologia molecolare

Introduzione Esiste una sovrapposizione significativa nella distribuzione globale di malaria e malattie tropicali dimenticate (NTDs). Il maggior impatto sanitario si osserva in Africa Sub Sahariana, dove molte aree sono endemiche sia per malaria che per schistosomiasi, geoelmintiasi o filariosi linfatica. Diverse osservazioni supportano l’ipotesi che gli elminti modulino le risposte immunitarie verso i plasmodi con un impatto negativo sull’immunità. In effetti, alcuni studi epidemiologici suggeriscono che l’infezione con elminti aumenti la suscettibilità alla malaria, ma si tratta di evidenze limitate basate su singole inchieste trasversali.

Obiettivi Lo scopo del lavoro è stato indagare l’impatto delle elmintiasi sul rischio di malaria in popolazioni che vivono in aree rurali del Burkina Faso tramite uno studio longitudinale.

Metodi Lo studio retrospettivo si è avvalso di cinque inchieste a cui ha partecipato una coorte di 450 soggetti. La sieroprevalenza di schistosomiasi genitourinaria, geoelmintiasi e filariosi linfatica è stata misurata tramite ELISA in un campione rappresentativo e ha permesso di stabilire che Schistosoma haematobium fosse l’elminta con la maggiore prevalenza su cui concentrare l’indagine. L’infezione con questo trematode è stata quindi diagnosticata durante la prima inchiesta tramite rilevazione nel plasma dell’antigene circolante anodico (CAA) prodotto dal verme adulto. L’infezione con Plasmodium falciparum è stata diagnosticata in ciascuna inchiesta tramite esame microscopico di goccia spessa e striscio sottile di sangue periferico. E’ stata poi condotta un’analisi longitudinale dell’associazione tra schistosomiasi genitourinaria a baseline e rischio di infezione malarica nel tempo, tramite modelli di regressione che hanno incluso genere, gruppo di età, genotipo emoglobinico, etnia e villaggio di residenza.

Risultati E’ stato osservato che in soggetti positivi per CAA si ha un aumento di circa il 25% del numero di infezioni da P. falciparum % (IRR=1.26, 95% CI=1.08-1.46, p-value=0.004). Inoltre si è osservato un trend non significativo di aumento della densità parassitaria media (Expβ=1.12, 95% CI=0.96-1.31, p-value=0.133) e del rischio di infezione nell’arco delle 5 inchieste (OR=1.79, 95% CI=0.89-3.59, p-value=0.104). In modo simile, è stato osservato che livelli più alti di CAA aumentano il numero di infezioni (IRR=1.12, 95% CI=1.05-1.19, p-value=0.001) e la densità parassitaria media (Expβ=1.08, 95%CI=1.01-1.15, p-value=0.026), con un trend nella stessa direzione anche per il rischio di infezione (OR=1.28, 95% CI=0.91-1.80, p-value=0.159).

Conclusioni Complessivamente, questi risultati indicano che la schistosomiasi genitourinaria aumenta la suscettibilità all’infezione da P. falciparum, per la prima volta grazie ad un’analisi longitudinale. Questa evidenza supporta la necessità di disegnare e implementare strategie di controllo integrato di malaria e NTDs in Africa Sub Sahariana.